REFERENDUM 17 APRILE: al voto (oppure no) con le idee più chiare

Il 17 aprile 2016, dalle ore 7 alle ore 23 noi cittadini siamo chiamati ad esprimerci su un quesito referendario proposto da 10 regioni italiane in merito alla durata delle concessioni per l’estrazione di idrocarburi in mare entro le 12 miglia dalla costa.

Qui un breve riepilogo di base per comprendere meglio le ragioni delle due parti, frutto anche dell’incontro organizzato insieme ai Giovani Democratici e al PD di Certosa di Pavia e Vidigulfo, sabato 9 aprile in Sala Consiliare a Siziano:

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Tre sono le possibilità che i cittadini hanno a disposizione:

PER CHI E’ A FAVORE DEL REFERENDUM

  • Votare SI’, significa chiedere che le concessioni per le trivellazioni terminino allo scadere del contratto e che le stesse non possano essere rinnovate.

PER CHI E’ CONTRARIO AL REFERENDUM

  • Votare NO significa esprimere un parere contrario al quesito referendario e mantenere quindi attiva la normativa vigente che permette alle piattaforme di estrarre gas o petrolio fino all’esaurimento del giacimento anche all’interno delle 12 miglia dalla costa.
  • Non andare al Voto: affinché il referendum sia ritenuto valido, è richiesto che si rechino al voto almeno il 50%+ 1 degli aventi diritto, ovvero circa 25 milioni di italiani; pertanto anche l’ASTENSIONE (dal voto) rappresenta un altro modo per esprimere la propria contrarietà al quesito referendario.

Ma facciamo un po’ di chiarezza su alcuni punti.

1) COSA CHIEDE IL REFERENDUM?

Il referendum chiede che le concessioni per le trivellazioni in mare e l’estrazione di gas e petrolio entro 12 miglia dalle coste, non possano più essere rinnovate; SE SI RAGGIUNGESSE IL QUORUM E VINCESSE IL SI’, pertanto, tutte le piattaforme, le cui concessioni siano in scadenza tra il 2017 e il 2027, non potranno in alcun modo essere rinnovate.

2) COSA PREVEDE INVECE LA LEGGE OGGI?

La legge del 28 dicembre 2015, n. 208 (art.1 comma 239), che a sua volta modifica una legge precedente (art 6, comma 17 del Decreto legislativo n.152 del 2006), afferma che i giacimenti entro le 12 miglia ad oggi in funzione “sono fatti salvi per la durata di vita utile del giacimento”. Pertanto se NON SI RAGGIUNGESSE IL QUORUM oppure VINCESSE IL NO, le concessioni potranno essere rinnovate se la compagnia petrolifera ne farà richiesta.

3) SE VINCE IL SI’, SI FERMERANNO TUTTE LE TRIVELLAZIONI?

Assolutamente NO:

  • Le piattaforme che si trovano oltre il limite delle 12 miglia dalle coste non sarebbero minimamente toccate da questo referendum.
  • Le piattaforme invece poste all’interno delle 12 miglia terminerebbero la loro attività allo scadere delle concessioni. Pertanto la prima piattaforma chiuderebbe entro 3 mesi, l’ultima tra ben 11 anni.

Pertanto le chiusure saranno graduali e l’estrazione di gas o petrolio continuerà per più di un decennio anche se vincerà il SI’. In caso contrario, considerando le quasi certe proroghe, ci vorrebbero almeno 22 anni prima che terminino l’attività tutte le piattaforme poste prima delle 12 miglia dalla costa.

4) IL REFERENDUM RIGUARDA SOLO LE PIATTAFORME GIÀ ESISTENTI O ANCHE        QUELLE FUTURE?

Il referendum riguarda SOLO LE PIATTAFORME GIA’ OPERATIVE. Indipendentemente dal risultato del referendum, infatti:

  • Non potranno essere costruite nuove piattaforme entro le 12 miglia dalla costa; questo è previsto anche dalla legge 208 del 2015 (art.1 comma 239).
  • Potranno comunque essere costruite nuove piattaforme oltre il limite delle 12 miglia; infatti la legge sopra citata mette uno stop alla realizzazione delle trivelle solo entro le 12 miglia.

La mappa mostra le aree entro le quali è possibile costruire piattaforme. Nella prima sono evidenziate con i colori le aree aperte ad attività estrattive prima dell’agosto 2013; la seconda quelle dopo il DM 8/08/2013 del Governo Letta, che ha ridotto notevolmente le zone di permesso  (Via ASPO Italia)

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5) SE VINCE IL SI’, L’ITALIA PERDERÀ LA SUA PRINCIPALE FONTE DI GAS E PETROLIO.

FALSO.  Se vincesse il SI, si perderebbero in 11 anni non più del 2,1% dei consumi nazionali di gas stimati al 2015 e non più dello 0,8% dei consumi di petrolio. Considerando inoltre che tali piattaforme, indipendentemente dal referendum, diminuiranno costantemente nel tempo la loro produzione, questa percentuale è comunque sovrastimata perché calcolata sul 2015. La maggior parte della produzione di gas e petrolio, infatti, avviene in mare oltre le 12 miglia e su terraferma. Nel dettaglio, per quanto riguarda l’estrazione in mare:

  • Le principali piattaforme estrattive si trovano oltre le 12 miglia dalla costa. Si tratta di 43 piattaforme, di cui 31 eroganti, 9 non eroganti e 3 di supporto. Nel 2015 hanno prodotto 2,48 miliardi di metri cubi di gas, il 36% della produzione nazionale.
  • Per quanto riguarda le piattaforme al di qua del limite delle 12 miglia, quelle già scadute e che prima del referendum hanno già chiesto la proroga, molto probabilmente la riceveranno indipendentemente dall’esito del referendum. Si tratta di 9 concessioni in tutto, su cui insistono 39 piattaforme che nel 2015 hanno prodotto 622 milioni di metri cubi di gas, circa il 9% della produzione nazionale (1,1% dei consumi 2014).
  • Quelle realmente colpite sono quelle piattaforme che si trovano al di qua del limite, le cui concessioni scadranno a partire dal 2017 fino al 2027. Si tratta di 17 concessioni. Nel 2015 hanno prodotto 1,21 miliardi di metri cubi di gas, circa il 17,6% della produzione nazionale (il 2,1% dei consumi 2014). Tra queste, 4 concessioni hanno permesso anche una produzione di petrolio pari a 500.000 tonnellate, circa il 9,1% della produzione nazionale(0,8% dei consumi 2014).

Come si può notare dalle immagini, la produzione di Gas nelle aree interessate dal referendum è già in calo. Il picco di produzione è stato infatti raggiunto nel 1998. [Immagine presa da ‘Direzione Generale per le Risorse Minerarie ed Energetiche'(DGRME) – Via ASPO Italia].

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Per quanto riguarda il Petrolio, il picco è stato invece raggiunto nel 1988, in seguito al quale c’è stato un crollo dell’attività estrattiva; al contrario del Gas però, attualmente l’estrazione di petrolio dovrebbe rimanere abbastanza costante fino al termine del giacimento. [Immagine presa da ‘Direzione Generale per le Risorse Minerarie ed Energetiche'(DGRME) – Via ASPO Italia]

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6) SE VINCE IL SI’, SI PERDERANNO MOLTI POSTI DI LAVORO.

E’ complicato dare una risposta chiara a questa domanda. Non esistono infatti stime chiare e riconosciute né per quanto riguarda i lavoratori del settore, né per quanto riguarda i lavoratori dell’indotto.

  • I Promotori del no, affermano che i lavoratori del settore e dell’indotto a rischio sarebbero circa 28 000, di cui 7000 solo nella Provincia di Ravenna (la più toccata dal referendum).
  • I promotori del sì sottolineano invece 3 aspetti. Il primo è che la chiusura degli impianti non sarà improvvisa ma graduale e che in ogni caso gli impianti diminuiranno nel tempo la loro attività perché in esaurimento; il secondo, che anche lo smantellamento delle piattaforme (che è a carico della compagnia petrolifera) produrrà a sua volta nuovi posti di lavoro; e infine, che se si investisse in energie rinnovabili, questo settore potrebbe riassorbire le perdite.

In ogni caso, tutti questi dati sono ipotetici e non confermati dal Ministero, pertanto vanno presi con le dovute precauzioni, sia in un senso che nell’altro.

IN CONCLUSIONE,

possiamo affermare che l’impatto economico e ambientale non è così netto ne in caso di vittoria del si (che non fermerà le trivellazioni oltre le 12 miglia) ne in caso del no (alcuni dei quali sostengono che tale referendum sia inutile e troppo tecnicistico).

I promotori del sì, evidenziano però che in gioco c’è più del referendum in se, ovvero tutta la questione politico-ambientale, su che tipo di politica energetica vogliamo per il nostro Paese e se non sia il caso di dare un segnale forte, utilizzando anche le ragioni del referendum, per imprimere un cambio di passo significativo verso l’uso delle fonti rinnovabili. Per quanto riguarda le ragioni economiche invece, i promotori del sì sottolineano come la dismissione delle trivelle al termine del contratto, comporterebbe per lo Stato un minor gettito di poche centinaia di milioni di euro , ma distribuiti in un arco di 11 anni e che pertanto avrebbero un impatto minimo sul bilancio dello Stato.

Alcuni promotori del no, soprattutto gli aderenti al nostro Partito, ribattono che si sta utilizzando lo strumento sbagliato per raggiungere un obiettivo invece condivisibile. Altri ribattono che in Italia c’è già una delle leggi più restrittive sull’estrazione di idrocarburi in mare e che chiudere un giacimento non ancora esaurito sarebbe uno spreco economico, anche perché le case petrolifere pagano ingenti tasse allo stato e agli enti locali.

Altro tema che divide i due schieramenti è la questione sicurezza. I promotori del no sostengono che una chiusura anticipata delle piattaforme, prima che il giacimento si sia esaurito, comporterebbe un rischio, in quanto nessuno sa ancora cosa succederebbe, con il tempo, al tappo di cemento usato per sigillare. I promotori del sì, invece, rispondono che i rischi per la sicurezza ci sono anche durante l’estrazione, in particolare se di petrolio, e, purtroppo, incidenti di questo tipo sono già avvenuti in altre parti del mondo.

Con questo articolo abbiamo cercato di affrontare in modo imparziale l’argomento e fornire qualche strumento in più a noi cittadini per prendere più serenamente una decisione. Di seguito riportiamo, per dovere di cronaca, le posizioni ufficiali del Partito Democratico e dei Giovani Democratici.

  • Il Partito Democratico nazionale ha chiesto ufficialmente di astenersi dal voto, lasciando però libertà di voto ai propri iscritti e elettori.
  • I Giovani Democratici della Lombardia e della Provincia di Pavia, hanno invece deciso all’unanimità di aderire al comitato promotore del sì, invitando i propri iscritti a votare in tal senso, ma lasciando comunque a tutti la libertà di scelta.

E a Siziano? Le posizioni sono diverse anche all’interno del nostro Circolo. Sui profili Facebook dei nostri rappresentanti sul territorio, potrete trovare già le scelte personali di molti di noi. Nei prossimi giorni provvederemo a darne ampio risalto anche sul sito e sugli altri mezzi di comunicazione.

Se avete dubbi o richieste contattateci!

IL PARTITO DEMOCRATICO DI SIZIANO

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